Mentre l'enorme orso di peluche setacciava in un formicaio per trovare cibo, i due uomini si guardarono a lungo.
“E mò che ce faje pure tu ccà, o'quadrà”, fece un infastidito alquanto Moscariello, “avevo perso il mio tesoro in un tombino, e sono sceso per recuperarlo” rispose il quadrato con occhi da folle.
“Però poi mi sono perso per i cunicoli e mi sono ritrovato a risalire su quest'isola. Ho ritrovato il mio tesoro sulla spiaggia”.
Il viso di Claudo parve illuminarsi: “quindi facendo il persorso a ritroso potremmo almeno tornare a Napoli”, disse pieno di speranza, ma intervenne a questo punto Balù: “è pericoloso percorrere i passaggi, potremmo trovarci ovunque tranne che a Napoli”.
A questo punto claudio sbottò: “preferisco finire addirittura in mezzo al sahara che strarmene qui con un orso di peluche parlante e Gennaro al quadrato”. Jakagnà perso nei fumi del suo tesoro sembrò tornare sintonizzato, “Vabbè, c'è anche il vecchio che vende le cartine”; Balù posò l'enorme manona sulla spalla di Jakagnà: “ci stai dicendo che non siamo soli sull'isola?” Il quadrato fece di si con la testa. Lo strano assortimento di personaggi guidato da jakagnà, comincio ad andare verso questo presunto bazaar, e proprio mentre Claudio pensava, ben conoscendo il quadrato, che si era sognato tutto, trovarono un enorme insegna luminosa portante la scritta "Welcome to Donald's mystical bazaar". Se mai Claudio avesse avuto l'intenzione di piangere, quello sarebbe stato il momento migliore; dallo sgangherato punto vendita ne uscì il vecchio Donald; sì, proprio "quel" Donald, con l'inseparabile becco e uno dei suoi totem. Claudio capì che era il momento più drammatico di tutta la sua vita, perso com'era in un posto sconosciuto, con Balù, Donald e peggio di tutto Gennaro al quadrato. “Oh oh, benvenuti nel più grande shop dell'isola miei cari amici”, disse in maniera veramente affabile l'improvvisato commerciante, e aggiunse: “e pensate che siete i milionesimi clienti”.
Claudio divento rosso per la rabbia di una situazione tanto assurda: “milionesimi clienti? Chi cazz vene a comprare sopra a quest'isola di merda?” Disse oramai furibondo.
Gennaro al quadrato guardava rapito una bottiglia di plastica vuota in vetrina e pensava all'uso che ne poteva fare. Balù chiese a Claudio di poter trattare lui con Donald: “ehm, Mr. Donald” cominciò, “avremmo disperatamente bisogno di un buon olio abbronzante; e, vediamo, avreste mica quelle fantastiche caramelle alla frutta? Ne siamo ghiotti”. Il vecchio fece segno con la mano di seguirlo all'interno e sparì con l'orso. A Claudio sembrava un incubo spaventoso, reso peggiore dal quadrato che gli diceva se gli prestava 2 euro per la bottiglia, che voleva farne qualcosa. “O' quadrà, dato che non c'è manodopera sull'isola, va a faticà và”, fece un disperato e ormai piangente Moscariello, e cominciò ad allontanarsi da quel manicomio. Fu chiamato indietro da Balù: “signor Moscariello, non faccia così, ho avuto un idea per lasciare l'isola”. Il vecchio Mosky non voleva più sentire assurdità, ma oramai aveva poco da perdere. Gennaro trovò intanto 2 euro nella sabbia e comperò la bottiglia tanto desiderata.
Balù sosteneva che l'unico modo per avvertire qualcuno della loro presenza era lasciare un messaggio alle acque, ma come? “Ah, se è per questo vendo la migliore carta da lettere dell'isola, e visto che siete amici posso darvene un po' a soli 15 euro” disse da commerciante navigato Donald. “forse vi siete accorto che siamo un pochino naufraghi, come potremmo mai pagarvi sti 15 euro?” Mormorò un imbestialito Claudio, “eh eh, siete fortunati davvero oggi”, rispose il vecchio, “sono il direttore dell'unico sportello della banca del monte dei pazzi di Sora. Prestiti a partire da 12.000 euro”. Mentre il quadrato saltava come un ossesso agitando in aria le mani urlando dei fortissimi EVVIVA!!!, Claudio e Balù si guardarono negli occhi. “ Anche se si tratta di un furto, accettiamo”, disse l'orso con rammarico. Mentre firmava i documenti delle rate con un interesse del 40% Claudio bestemmiava in aramaico. Avevano però tutto l'occorrente per scrivere un messaggio di s.o.s. , e si sedettero al banco di Donald. Claudio chiese all'orso se poteva scrivere lui dato che si sentiva un pochino confuso. Il problema adesso era come mandare il messaggio per mare, ci sarebbe voluta una bottiglia, ma l'unica sull'isola era custodita tenacemente da Jakagnà. finì che gli dovettero pagare quella lurida bottiglia 2.000 euro.
Il loro primo tramonto sull'isola lo passarono così sulla spiaggia a guardare la bottiglia contenente la richiesta d'aiuto, i nuovi quattro amici forzati, tutti con una punta di commozione, che diventava disperazione nel quadrato che vedeva allontanarsi quella cara bottiglietta. “balù, cos'hai scritto nel messaggio?” Chiese dolcemente Claudio all'orso: “ho scritto pressapoco così: HAI VINTO UN SOGGIORNO IN UN ISOLA INCONTAMINATA, RAGGIUNGICI SULL'ISOLA CHE SI TROVA NON SO BENE DOVE MA DA QUALCHE PARTE VICINO ALLA COSTA DEL SUDAMERICA”.
Fu mentre che Claudio pensava tristemente che sarebbero rimasti per sempre in quel posto maledetto che si avvicinò all'isola un piccolo aereo bimotore. Il pilota tentò un atterraggio di fortuna, ma non la ebbe, e si sfracellò sul bazaar di Donald seguito da una grande esplosione.
I nostri erano impietriti. Ancora fumante dalla vegetazione, usci fuori ridendo e saltellando Ugo. “O' Clà, sai che non resisto ad un viaggio a scrocco”. “Ma come è possibile? Abbiamo appena lanciato la bottiglia? Io addirittura la vedo ancora”, fece Claudio, l'orso gli sussurrò: “so che non riesci a comprendere, ma non solo non sappiamo DOVE siamo, ma neanche QUANDO. È uno dei classici problemi della curvatura spazio temporale”.
La situazione divenne disperata: come faranno i nostri eroi ad abbandonare quella prigione dorata?

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