mercoledì 11 febbraio 2009

NELLE FOGNE HO MALEDETTO LA MIA VITA

Nizza 11/03/1610(dal diario di Piedelercio Barbalunga)
Qualunque sia il senso di tutto ciò che mi è capitato nella vita, cominciò quella sera.
Ricordo ogni cosa, come se fosse accaduta ieri, e anche se oramai non ha più senso prendersela con se stessi, maledico ogni minuto la decisione scellerata che presi.
Mi svegliai da quella sbronza colossale in un sudicio giaciglio, alla luce di una candela posta su un fradicio cassone di legno. Ero confuso, mi chiedevo dove mi fossi cacciato, era una spoglia stanzetta dove a parte quel lettino e una tavola di legno con accanto un seggiolo da bambino, non c'era nient'altro. ero solo. Mi alzai per capire qualcosa ma aihmè andai a battere la testa contro il soffitto,
mi chiesi chi mai potesse vivere in un luogo così strano, e mentre cercavo l'uscita si aprì improvvisamente un piccola porticina che non avevo notato prima, e vi entro lui, il maledetto.
"Oh oh, vi siete dunque svegliato amico mio?", mi disse con un modo di fare paternalesco,
"certo che vi siete preso una bella sbronza ier sera, non sapendo cosa fare vi ho portato a casa mia".
Era il nano che avevo visto prima di svenire la sera prima, devo ammettere che rimasi sbigottito, mai in vita mia avevo visto una creatura del genere: era davvero piccolo, anche per essere un nano, aveva la pelle nera come un africano, ma la cosa più strana è che aveva lunghi boccoli biondi ed era vestito con un frack elegantissimo. Balbettai qualcosa perchè non sapevo che dire, ma poi gli chiesi chi era, e dove ci trovavamo. Mi guardò con sospetto, con un occhio semichiuso e poi mi disse:"beh solitamente non rivelo il mio nome a nessuno, ma visto che sei il mio migliore amico te lo dirò", si tolse la tuba e cominciò a grattarsi tra i boccoli come per prender tempo, poi mi guardò profondamente in volto:" il mio nome in verità non lo conosco, ma nel villaggio dove vivevo mi chiamavano Tikàlh". fa una pausa, gira intorno a se stesso, poi sorride improvvisamente, "ah comunque siamo nel sistema fognario della città, io vivo quì perchè ci sono molte più cose interessanti rispetto a lassù". Quasi mi venne da ridere ma poi gli dissi: "se io che non vi conosco sono il vostro miglior amico, dovete essere ben solo quiggiù, ma se posso chiedervi, visto che evidentemente non siete di quà, da dove venite?".
"E' tanto tempo che giro per il mondo che non me lo ricordo", rispose diventando pensieroso, ma poi ebbe come un cambiamento, divenne tutto allegro e mi disse: "se facciamo in tempo il signor Dante Alighieri non ha ancora cominciato a pranzare, e non so te ma io ho un certo languorino".
La cosa peggiore è che in quel momento lo presi per pazzo, e cominciai ad assecondarlo, ma se potessi tornare indietro sarei scappato via da quella stanzetta tanto angusta, invece pensando che comunque mi avrebbe portato fuori da quel postaccio gli dissi. "beh, mica vogliamo fare aspettare il signor Alighieri?", lui mi guardo con un espressione ironica e mi disse: "Dante mi deve qualche favore, se glielo chiedo io può darsi che possa scrivere quel sonetto al quale tieni tanto", e mettendosi la tuba uscì dalla piccola porta. Come faceva a sapere di me e Lucilla? Fà che nel delirio del vino ne abbia parlato? oramai ero in ballo e mi abbassai per passare dalla porticina per ritrovarmi nelle fogne sotto Napoli. Nell'oscurità vedevo solo i riflessi di un fuoco lontano e mi apprestai a raggiungerlo, e girando un angolo trovai il nano che chiacchierava allegramente con un immenso peluche di un orso che manteneva una fiaccola in mano.

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